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Pagina ufficiale Europee 2024

 MARIO  RAFFAELLI 

Ancora 2

"Raccontando in prima persona il suo diretto coinvolgimento nei processi di mediazione in aree di conflitto in Mozambico, Corno d’Africa e Nagorno Karabakh (dai primi anni ‘80 al 2018).

Raffaelli, in particolare attraverso le vicende dell’Africa Australe, spiega come la pace non sia mai il frutto di una buona predicazione, quanto piuttosto della costruzione di un contesto nuovo (fatto di elementi economici, istituzionali, garanzie interne e internazionali) che consenta alle parti in causa non di diventare amici, ma di continuare ad essere diversi (anche antagonisti) passando però dalla “critica delle armi” alla “armi della critica”. Insomma, dalla guerra alla politica."

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LA MIA STORIA

La mia vita è stata caratterizzata dall’impegno politico e sociale.


In questo senso ho avuto la fortuna di vivere più vite in una. Sono stato parlamentare e ho avuto responsabilità di governo, sono stato “diplomatico di complemento” per il Ministero degli Esteri e le istituzioni europee, ho diretto  una grande ONG umanitaria, ho  collaborato  con Università e Think tank in Italia e in Europa.

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Sono tornato all’impegno politico perché ho incontrato Carlo Calenda e ho condiviso la necessità di riformare profondamente un sistema politico ed istituzionale malato e improduttivo.

  SOTTOSEGRETARIO  
  ALLA SANITA'  

Ho iniziato a fare politica da molto giovane e a 33 anni sono entrato in Parlamento assumendo quasi da subito  incarichi di governo. Come Sottosegretario alla Sanità, con l’allora Ministro Altissimo, ho gestito il primo contratto unico del comparto sanitario (dopo l’entrata in vigore della riforma che ha istituito il servizio nazionale) e la prima campagna di educazione sanitaria, denominata “Azione donna”.


Lo scopo era pubblicizzare un atto di “indirizzo e coordinamento” in base al quale i consultori privati erano tenuti a fornire le stesse prestazioni di quelli pubblici per quanto riguardava la prevenzione dei tumori al seno e, in particolare le tematiche sessuali e il diritto a ricorrere all’aborto.

  SOTTOSEGRETARIO  
  AGLI  ESTERI  

Come sottosegretario agli Affari Esteri del ministro Giulio Andreotti, ho avuto la delega per i rapporti con l’Africa e le  istituzioni internazionali.

 

In particolare, mi sono impegnato per rafforzare i rapporti con Algeria, EgittoMarocco e Tunisia nell’area mediterranea e con i paesi dell’Africa Australe (Mozambico, Angola, Tanzania, Zimbabwe, Zambia) sia per aiutarli nei confronti del Sud Africa dell’apartheid sia per favorire i processi di riconciliazione laddove erano in corso guerre civili.

Nel corso di sei anni ho
visitato più di 40 paesi africani, alcuni molte volte, ampliando la presenza dell’Italia in questo continente.

  L'ATTIVITÀ DIPLOMATICA 
  IN MOZAMBICO 

Fin dagli anni '70 l’Italia ha un un forte legame  con il Mozambico per il sostegno dato al movimento di liberazione. Dopo l’indipendenza questo legame si è ulteriormente rafforzato e, da Sottosegretario,  ho fatto decine di missioni a questo fine.
Dal 1990 al 1992 (non più al governo ma ancora parlamentare ) sono stato
coordinatore del team dei mediatori con Don Matteo Zuppi della Comunità di Sant'Egidio (attuale Presidente della CEI) e dall’arcivescovo di Beira (roccaforte dei guerriglieri) Don Jaime Goncalves.
L’Italia, dopo la firma della pace, organizzò una conferenza internazionale dei donatori per finanziare l’applicazione dell’accordo che era stato delegato all'
ONU, rappresentate non a caso da un italiano, Aldo Aiello.
Il segretario Generale  Boutros Ghali, coniò a questo proposito il termine “formula italiana”, per definire una mediazione di tipo nuovo, nata da una sinergia fra  autorità istituzionali e società civile. Tutti noi mediatori ricevemmo la
cittadinanza onoraria mozambicana.

  DAL NAGORNO  
 KARABAKH...  

Queste esperienze di governo e di mediazione hanno indirizzato la mia vita negli anni successivi.

 

Dal conflitto del Nagorno Karabakh, dove per due anni ho presieduto per conto della CSCE (oggi OSCE) il cosiddetto “Gruppo di Minsk” incaricato di gestire il conflitto fra Armenia e Azerbaijan, al Corno d’Africa dove ho operato come “Inviato Speciale” del Governo Italiano e con incarichi specifici da parte della Commissione europea, dell’Alto rappresentante della UE per gli affari esteri e della Presidenza italiana del G8.

 

Ho  coordinato gli  esperti militari degli otto paesi, con missioni all’ONU, a Washington, a Bruxelles e Addis Abeba , preparando un rapporto su come migliorare le operazioni di peacekeeping,  poi approvato al vertice G8 dell’Aquila nel 2009.

 ... AL CORNO D'AFRICA 

Per svolgere il compito di Inviato Speciale  in Corno d'Africa ho praticamente vissuto a Nairobi per sei anni, recandomi con regolarità in Somalia e negli altri paesi del Corno.

 

Questa é un’area di importanza strategica perché costeggia il Mar Rosso e il Canale di Suez, dove si incontrano Africa, Medio Oriente e Europa, con i loro diversi problemi, religioni e culture.

Lì ho avuto modo di incontrare e conoscere anche il mondo arabo, l’Islam e la sua incredibile complessità.

 

Ho verificato sul campo come il terrorismo jhadista non possa essere sconfitto solo con la repressione militare. Solo il miglioramento delle condizioni sociali può infatti impedire ai Jhiadisti di sfruttare, per sopravvivere, il malessere  delle popolazioni emarginate.

  L'IMPEGNO UMANITARIO  
  E LA PRESIDENZA DI   AMREF  

AMREF (African Medical Research Foundation) è una ONG internazionale basata in Africa. E' composta dagli uffici nei paesi di maggior intervento  e da Europa, Usa e  Canada che collaborano per la valutazione dei progetti e la raccolta delle risorse per realizzarli.

Nel 2010  la Presidente di AMREF-Italia, Ilaria Borletti, diventata Presidente del FAI (Fondo Ambiente Italiano) mi ha proposto di sostituirla come Presidente. Ho subito accettato , proprio per le caratteristiche di questa ONG in cui gli africani sono i protagonisti nella sua direzione e nell'implementazione dei progetti (creazione pozzi d’acqua, formazione di infermieri, sostegno ai sistemi sanitari di base) prevedendo l'impiego esclusivo di personale locale. 
Sono stato anche per 8 anni
componente del Board Internazionale che gestisce il Network globale e per 6 Deputy Chair dello stesso. Il Chair del Board deve essere per Statuto un africano.

 CARLO CALENDA 
E  L'AVVENTURA DI AZIONE  

Nel 2014 ho incontrato per la prima volta Carlo Calenda. Dopo un colloquio sui problemi e le potenzialità dei paesi africani, mi ha chiesto di collaborare per preparare missioni per promuovere la presenza italiana in Africa.

La cosa più rilevante é stata una missione in Mozambico dove abbiamo incontrato non solo il Presidente in carica ma anche il candidato destinato a sostituirlo. Da lì l'origine di un famoso  episodio, quando Carlo si recò nella savana in motocicletta per garantire il rientro a Maputo in sicurezza al leader dell’opposizione che si era ritirato nell'antica base per dei contrasti con il Presidente sul processo elettorale.

Di Carlo, come uomo di governo, mi hanno colpito subito la serietà, lo studio e conoscenza dei dossier, il coraggio.

Per questo non ho avuto dubbi a sostenerlo alle elezioni europee del 2019. Per questo, dopo il suo rifiuto di approvare il governo Conte, ho accettato la sua proposta di ritornare all'impegno politico entrando a far parte del  comitato promotore di Azione e,  dopo il  Congresso, sono entrato  nella Segreteria nazionale.

 LE RADICI CON IL 
TERRITORIO 

Nonostante questa mia vocazione internazionale non ho mai rinunciato alle mie radici né trascurato le tematiche territoriali.

Dalla
difesa dell'ambiente (dopo la tragedia si Stava) a quella delle nostre imprese e lavoratori. Dalla tutela delle nostre istituzioni autonomistiche alla necessità di una loro evoluzione.
Dall'esigenza di una apertura internazionale del Trentino a quella di una maggior cooperazione con gli altri territori. Non solo verso nord ma anche con le altre regioni limitrofe. 

Lo ho fatto da parlamentare e sottosegretario con l'impegno diretto e sostenendo l'azione del governo provinciale. Lo ho continuato a fare come semplice  cittadino, conferenziere o opinionista, grazie alla possibilità che non mi è mai mancata di esprimere le mie opinioni sui mezzi di informazione.

Continuerò in ogni caso a farlo perchè oggi più di ieri ogni azione (politica, sociale o culturale) richiede, per essere efficace, la capacità di connettere i territori, lo Stato, l'Europa e il mondo

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